Catechesi – I Sette doni dello Spirito Santo

Il pensiero di Don Ulisse sui doni dello Spirito Santo:

  • Sapienza
  • Intelletto
  • Consiglio
  • Fortezza
  • Scienza
  • Pietà
  • Timore di Dio

I SETTE DONI DELLO SPIRITO SANTO

Giovanni Paolo II nella sua enciclica sullo Spirito Santo (n. 10), dice che lo Spirito Santo “è persona-dono, Persona-amore”. Quindi l’amore dona. La prima parola dell’amore non è “ti bacio”, ma “ti do una mano”; “ti servo”. Lo Spirito Santo ne è uno splendido esempio: ci regala i suoi ben noti sette doni: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà, timor di Dio.

Sapienza

La sapienza è il dono che ci arricchisce di due cose. La prima è il gusto del creato e del suo creatore: Dio. La parola “sapienza” deriva, infatti, dal latino “sàpere”: “avere sapore, essere gustoso”. Grazie a questo dono, assaporiamo la natura, ne ammiriamo la bellezza; sentiamo Dio nel mormorare delle foglie, lo vediamo nel brillare delle stelle…Con il dono della “Sapienza” anche l’esistenza più modesta e nascosta trova meraviglie in tutto e diventa essa stessa meravigliosa. Chi ha il dono della “Sapienza” non solo assapora il creato, ma lo legge anche ed impara da esso. Tutto è pieno di allusioni, di messaggi. Chi ha il dono della “Sapienza” li coglie e impara: impara, ad esempio, dal fiore che rallegra e profuma senza intaccare il silenzio; impara dall’alba che continua a nascere anche se nessuno assiste allo spettacolo; impara dall’acqua che non si ferma mai; impara dai girasoli a rincorrere la luce; impara dagli alberi che muoiono in piedi… Il secondo regalo del dono della “Sapienza” è quello di aiutarci a distinguere il bene dal male. Il re Salomone divenne “sapiente” proprio in forza di esso: “Signore, così pregava, io sono un ragazzo, non so come regolarmi: concedimi un cuore docile perché sappia distinguere il bene dal male” (1 Re 3,7-9). Il dono della “Sapienza”, dunque, è il dono che illumina il cuore, il dono della luce interiore. Grande dono! Un proverbio ebraico dice: “Il saggio capisce con una strizzatina d’occhio, ma per lo sciocco ci vuole un pugno”. Ancor più in profondità, il dono della “Sapienza” è il dono che ci dà la patente per la vita, perché ce ne spiega il senso!. Per questo, tra tutti, forse è il più urgente. Lo scrittore francese Andrè Frossard, poco prima di morire diceva con forza: “L’uomo ha acquistato più potere che sapienza; se non si converte per tempo, sarà il maiale a scrivere il seguito della sua storia”. Tutte le invenzioni dell’uomo d’oggi sono state fatte per dilatare il corpo: la televisione è la dilatazione dell’occhio, l’automobile la dilatazione delle gambe, il telefono la dilatazione dell’orecchio… Ad un corpo così dilatato non è corrisposta una pari dilatazione dell’anima, una pari illuminazione interiore che ci indichi come servirci di tante meravigliose scoperte. Allora, vieni Santo Spirito e donaci la sapienza. La scienza non basta. La scienza ci dice quel che è possibile, la sapienza quel che è lecito. La scienza prepara cuori artificiali, la sapienza cuori saggi. La scienza ci fa potenti, la sapienza ci fa uomini. Vieni, Santo Spirito: donaci la sapienza! È vero che senza la scienza la vita si arresta, ma senza la sapienza si imbarbarisce. Donaci la sapienza: senza sapienza la terra genera mostri

Intelletto

Il dono dell’intelletto ci aiuta a non essere superficiali, ma ad arrivare al cuore delle cose. “Intelletto” viene dal latino “intus-legere”: penetrare in profondità. Ebbene lo Spirito “scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio” (1 Cor. 2,10). In un mondo in cui la mania esibizionistica contagia tutti ben venga il dono dell’“Intelletto” a farci intelligenti; a ricordarci di superare la crosta, di non fermarci alla buccia. Non cadere nella trappola di chi sostiene che essere belli è un dovere. Dovere è essere luminosi. Madre Teresa di Calcutta aveva una faccia rugosa come una mela appassita, ma aveva un cuore più ardente e più fascinoso dei più affascinanti cultori del look. Ecco il dono dell’“Intelletto”: dono della profondità contro la superficialità, dono dell’essere contro l’apparire. Il dono dell’“Intelletto” ci abilita a capire la Bibbia, la Parola di Dio: ci guida alla verità tutta intera. Infine il dono dell’“Intelletto” desta la nostra fede: ci ha sapere che Gesù è Dio: “Nessuno può dire “Gesù è il Signore” se non sotto l’azione dello Spirito Santo” (1Cor. 12,3). Vieni, Santo Spirito, raggiungimi col dono dell’“Intelletto”. Fammi capire che è meglio mettere in mostra il cervello che la pelle. Dammi “lntelletto” per ricordarmi che l’apparire non è decisivo. Ma, soprattutto, dammi “ Intelletto” per ricordarmi che quando Tu prendi le misure di un uomo metti il metro non attorno ai fianchi ma attorno al cuore.

Consiglio

Secondo la Bibbia, la parola “consiglio” significa, sovente, “progetto”, “disegno”: “Le nazioni non comprendono il consiglio del Signore” (Mic. 4,12): le nazioni non seguono il piano di Dio. Il dono del “Consiglio”, dunque, ci vuole aiutare ad individuare la strada giusta, a conoscere il progetto che Dio ha su di noi. Su tutti Dio ha un sogno, un piano da realizzare: scoprirlo, è la condizione base per una vita riuscita. Il dono del “Consiglio” ci aiuta a deciderci, a progettare il futuro, a proiettarci nel domani e sconfiggere il “presentismo”: uno dei caratteri tipici della mentalità “radicale” che contagia anche chi non lo sa. Allora, decidere, alla luce del “Consiglio”. Decidere presto, dunque! Non solo: decidere anche alla grande. Dio ci ha tanto amati da chiamarci tutti ad un grande volo. Erich Fromm, il noto psicologo, afferma che il guaio della vita di oggi è che molti di noi muoiono prima di essere nati pienamente. O Signore, cosa hai inteso fare di me? Ho bisogno di “Consiglio”. Tu mi hai chiamato a guardare in alto, ma le vie sono tante. Ho bisogno di “Consiglio” per non infilare la strada sbagliata. Tu mi hai chiamato a compiere ciò che edifica, non ciò che gratifica. Guidami, Luce divina!

Fortezza

Tale parola nella Bibbia significa anche “amare” (Gn 19,8; Mt 1,25). Dunque il dono della “Scienza” è il dono della conoscenza-amore. Così interpretato, diventa molto interessante.  Il dono della “Scienza” diventa il dono che immette l’amore nel conoscere. In fondo la nostra conoscenza è sempre impregnata di affettività, d’amore. Chi ama capisce meglio, capisce prima, capisce di più. Antoine de Saint-Exupery diceva che “non si vede bene che col cuore”. Sì: certe notizie le dà solo il cuore! Pensiamo, ad esempio, alle intuizioni delle mamme nei confronti dei figli; pensiamo a quanto hanno capito di Dio i mistici, più esperti in amore che in filosofia! Il dono della “Scienza”, dunque, insegna ad amare una persona se la si vuole capire, come dimostrano gli innamorati che si comprendono al volo perché si amano. Anche Dio lo comprendi solo se ti innamori. Lo Spirito Santo col dono della “Scienza” accende l’innamoramento di Dio e di tutte le cose. Troppe volte i miei pensieri hanno una radice sola: quella piantata nel cervello; mancano della radice quella piantata nel cuore. Per questo sono freddi, indifferenti, interessati, distaccati: pensieri da computer! I miei pensieri non hanno il dono della Scienza. Santo Spirito, fa’ che non uccida mai l’amore, che non spari mai ai sentimenti: posso capire solo le persone alle quali so sorridere!

Scienza

È il dono del coraggio, della costanza, della tenacia. Che lo Spirito Santo sia capace di regalare questo dono lo constatiamo dalla forza che gli Apostoli hanno acquistato nel giorno di Pentecoste: lo Spirito Santo li ha resi “franchi” (At 4,31) nel parlare ed entusiasti nel fare. Il dono della “Fortezza” è magnifico. Se all’uomo si tolgono il coraggio, la costanza, la tenacia, che cosa resta? Una gomma sgonfia che si trascina mordendo la terra. L’uomo senza forza interiore è ammalato di quattro malattie che sono come il cancro della personalità. Il conformismo: malattia di chi vive intruppato. Il “pilatismo”, l’uomo vile: malattia di chi se ne lava le mani, non si impegna. L’“anguillismo”, l’uomo debole: malattia di chi scivola via, si nasconde, ha paura di mostrare chi è. Il “capracavolismo”, l’uomo subdolo: malattia di chi si barcamena per salvare capra e cavoli. Tertulliano, scrittore dei primi secoli, paragonava lo Spirito Santo all’allenatore; lo chiamava “il vostro allenatore”. L’allenatore prepara alla fatica; dice ai suoi ragazzi che non si può far nulla senza sacrificio… L’allenatore sa che il primo materiale della vita è la volontà. Chi ha volontà porta ardore là dove c’è grigiore; porta invenzione là dove c’è ripetizione. Chi ha volontà non segue la pista, la inventa; chi ha volontà passa per la porta stretta perché sa che quella è la porta giusta. Per dare il meglio abbiamo bisogno del dono della Tua fortezza. Falla scendere con abbondanza nelle case, nelle scuole, persino nelle chiese. Santo Spirito, donaci la “Fortezza”. Solo la grinta firma i successi, solo un supplemento di fatica salverà il mondo. Liberaci dalla sindrome di Giona che voleva fuggire davanti alle responsabilità; liberaci dal minimismo che fa crescere uomini “bonsai”, uomini in edizione tascabile. Santo Spirito, donaci la fortezza di Cristo, donaci il suo coraggio.

Pietà

La traduzione greca e latina della Bibbia aggiungono questo dono, non presente tra quelli elencati dal profeta Isaia, per dire quale deve essere il nostro atteggiamento di fronte a Dio. Difatti, nel linguaggio della Bibbia, la parola “pietà” non ha il significato di “avere pietà di qualcuno” ma indica l’attaccamento filiale che dobbiamo avere verso Dio, La “Pietà” dunque è il dono che ci aiuta a considerare Dio come Padre, che ci ama e ci dà forza, pace e gioia. Il dono della “Pietà” porta a fidarci di Dio con lo stesso abbandono di un bambino che si sente sicuro tra le braccia del papà anche quando è sospeso sull’abisso. Per capire a cosa può portare il dono della “Pietà” che ci fa scoprire il volto paterno di Dio in tutti gli avvenimenti quotidiani, sereni e tragici, ci è di aiuto la testimonianza di Carlo Carretto, che scrive: “Se Dio è mio padre, conto qualcosa e trovo in lui la mia vera dignità. Se è mio padre, non continuerò a ripetere fino alla noia “perché… perché… perché…”, ma dirò invece con realismo e fiducia: “Tu sai… Tu sai… Tu sai…”. Se Dio è mio padre, non attribuirò al caso gli eventi della mia giornata, ma li considererò indicazioni del suo amore. Se Dio è mio padre, non diventerò improvvisamente incredulo davanti ad un cataclisma della natura, non riuscendo più a trovare il legame tra l’amore e le avversità, tra l’esistenza di Dio e il dolore che mi colpisce. Dio è Dio ed è signore dell’universo anche se la terra trema ed i fiumi straripano, ed è padre anche se il freddo mi gela le mani ed un incidente mi rende infermo per tutta la vita”. Ho bisogno di penetrare fino in fondo nell’idea che Dio è mio padre. Padre tenero, padre che ha scritto sulle palme delle sue mani il nome di ogni uomo che arriva in terra, padre che è come il mare: regge chi gli si abbandona, padre che è l’ultimo a lasciarsi impressionare dalle mie sbandate, padre che asciugherà ogni lacrima. È vero che credere in Dio padre non mi libera dai dolori, non mi libera da certe paure, ma mi libera dalla malattia che distrugge l’uomo dal di dentro: l’angoscia. Santo Spirito, non privarmi mai del dono della pietà! È il tuo dono più dolce: il dono che mi fa sentire figlio, il dono che mi permette di vivere e di poter sopportare di morire.

Timore di Dio

Se il dono della “Pietà” ci rende consapevoli dell’amore paterno di Dio, il dono del “Timore” ci fa consapevoli della sua grandezza, della sua dignità, della sua sovranità. Dio è buono, ma è anche forte e potente. A lui si devono rispetto e ubbidienza: “Dio non si può prendere in giro”, taglia corto san Paolo (Gal 6,7). Esattamente quello che ci ricorda il dono del “timor di Dio” che la Bibbia considera, addirittura, l’inizio della vera sapienza (Sal 111,10). Guai, infatti, a perdere il rispetto di Dio: chi non rispetta Dio, finisce col calpestare gli uomini. La storia del nostro secolo ce lo conferma urlando dai lager, dai gulag, dalle città distrutte, dai genocidi… Il “timor di Dio” ha anche un secondo risvolto: ci è donato per ricordarci che non possiamo fare quello che ci pare e piace: non siamo noi i padroni del bene e del male; non ci è permesso far diventare giusto ciò che è ingiusto, lecito ciò che è illecito. Tutte le volte che non rispettiamo i Valori, dimostriamo di non “temere” chi è la somma e il fondamento dei Valori stessi: Dio, che è il Giusto, il Buono, il Vero, l’Amore… Infine il “timor di Dio” mira anche a ricordarci il dovere di non dire stupidaggini su di Lui. Parlar male di una persona significa non rispettarla, non tenerla in considerazione, non “temerla”. Ciò che, purtroppo, avviene sovente trattandosi di Dio. A forza di mancargli di rispetto, l’abbiamo ridotto al silenzio. Il “timore” che dobbiamo a Dio ci impone di sollevare da terra la parola “Dio”, macchiata e sconciata com’è, per ridarle una buona fama, passando da quelle caricature ad immagini più simpatiche, più dignitose, più vere. Dunque ci impone di presentare un Dio sereno, un Dio che crede nell’uomo: lo vuole protagonista, non gregario; un Dio disarmato, discreto: bussa e attende; un Dio che è contro il malumore, un Dio il cui lavoro è amare e perdonare. Santo Spirito, il dono del timor di Dio è un dono saggio. Dio è Dio e io sono un uomo. Dio è il creatore e io la sua creatura. Dio è la fonte, io l’assetato. Dio è il mare, io la goccia. Dio è potente, io debole. Dio è santo, io peccatore. Santo Spirito, il dono del timor di Dio è un dono che mette le cose a posto: solo a Dio si deve onore, solo a Dio si deve gloria! È bene che sia così, perché là ove un uomo sale in cattedra, mille sono fatti zittire. Santo Spirito, il dono del timor di Dio mi fa intelligente: mi ricorda che devo inginocchiarmi se voglio innalzarmi. Il tuo dono mi convince che sono povero: mi spinge ad alzare le mani e pregare; non mai con timore, però, ma con amore: è vero che sono un nulla, ma sono un nulla abbracciato da te che sei Tutto.